PUNTO DELLA SITUAZIONE
SU UN ARGOMENTO A CUI TENGO MOLTO...
Cavolo, era da un bel po' che non scrivevo più nulla qui e ricomincio affrontando un argomento per me importantissimo (ma forse non solo per me!).
Il 16 Giugno 2005 Beppe Grillo nel post Lauree: iniziano i saldi, aveva affrontato la questione delle lauree honoris causa a scopo promozionale (conferite, per esempio a Valentino Rossi ed a Vasco Rossi) e delle lauree finte, comprate all'estero in fantomatici istituti, vedi il caso di Ricucci e di sua moglie Anna Falchi (sì, anche lei!).
Il 28 maggio di quest'anno c'è stata una puntata di Report intitolata Regalo di Laurea di Giovanna Boursier, dove venivano affrontati e approfonditi gli stessi argomenti (qui la trascrizione della puntata e anche il video).
Sempre durante questa puntata di Report veniva tirato fuori una notizia scandalosa: ovvero l'esistenza di una convenzione per gli impiegati ministriali per permettergli di laurearsi con pochi esami e, attraverso lo sfruttamento vergognoso del sistema dei crediti universitari di passare direttamente al terzo anno di corso.
Riporto le parole della Milena Gabanelli, anche se vale la pena leggere tutto il testo del programma o scaricarsi il video (qui):
[...]
Agli impiegati di concetto, una volta si chiamavano così, verranno abbonati 12 esami, ai funzionari e i direttori di sezione 18, quindi non sosterranno tutti quegli esami che costituiscono il tronco di un percorso universitario: diritto pubblico, privato, amministrativo, costituzionale comparato, economia politica, lingue. Tutti quegli esami per i quali bisogna studiare pesante. Per diventare dottore bastano 7 esami, quelli considerati i più facili.
Dicevamo che alcune categorie di studenti possono laurearsi dando meno esami di altri, perché vengono riconosciuti dei crediti. Per esempio a coloro che lavorano al Viminale ma anche altri ministeri ed enti. La parola magica è “convenzione”. Che cos’è una convenzione, è un accordo in base al quale l’università ti abbuona alcuni esami a fronte di studi e corsi accumulati negli anni. Come vedremo la lista è lunga. E ovviamente c’è chi si indigna.
[...]
Una "prassi" che mi ha fatto rivoltare lo stomaco.
Giorni fa mentre leggevo la pagina molto interessante di Repubblica.it dove il Ministro Mussi risponde alle domande dei lettori, mi sono imbattura in questa domanda e nella risposta del ministro:
[...]
Lei pensa che sarebbe possibile fare qualcosa per fermare la corsa alle convenzioni o le lauree facili in dubbie università? Sarebbe una forma di rispetto e di giustizia verso chi, come me, a 40 anni con famiglia e lavoro, fa ancora le notti sui libri "normali" per dare esami "normali" in un ateneo "normale" e si vede spesso beffato
Agrippino Niro
Mi dispero, se ci sono cittadini che non si sono accorti di quel che è successo in queste settimane. Ho trovato lo scandaloso sistema delle convenzioni, sviluppatosi anche grazie ad una norma permissiva inserita dal governo Berlusconi nella Finanziaria 2001. Sono dilagate le lauree facili con riconoscimento di oltre cento crediti per dipendenti di pubbliche amministrazioni e ordini professionali. Solo perché dipendenti, non perché meritevoli. Nel decreto sulle classi di laurea c'è scritto che all'esperienza si possono riconoscere crediti, ma non più di 60 (insomma: un anno, non tre di bonus) e non all'ingrosso ma alla singola persona.
[...]
Ho tirato un sospiro di sollievo: convenzioni privilegiate, lauree facili e università fantasma mi fanno andare il sangue alla testa. Penso a tutti i laureati veri che devono andare all'estero per lavorare o che rimangono qui accontentandosi di stipendi da fame e di poche prospettive se non si hanno gli appoggi giusti.
Adesso m'informerò meglio sul provvedimento di Mussi, perché vorrei saperne di più e conoscerne i dettagli. E poi, lo confesso, non ho ancora capito come funzioni il sistema dei crediti. Ai miei tempi ancora non c'era. A me la laurea è costata un mucchio di sacrifici economici e non solo. Me la sono sudata e pagata con il mio lavoro e nessuno mi ha regalato nulla. Esattamente come adesso mi sudo (e spesso mi organizzo, ma questo è un altro problema e un altra storia!) la formazione di cui ho bisogno per lavorare.
Speriamo bene, intanto "li tengo d'occhio", anche se sul sito del ministero non sono riuscita a trovare un granché sulla vicenda, ma forse non ho cercato come si deve. Riproverò.
GENERATORE DI FUMETTI
Ebbene si, ne ho trovato un altro e non ho saputo resistere...

ELLA FU
"Sarebbe divertente. Voglio dire, l'Oriana arriva lassù e invece di San PIetro trova ad accoglierla Allah. Sai che risate?"
(da Votantonio)

Il sito del Corriere sbaglia la foto della Fallaci (quella che vedete è la Guzzanti che la imita) nel primo aggiornamento (grazie a Fulvia Leopardi per la segnalazione)
MA QUANDO LO RISOLVONO?
Sono passati 121 giorni da quando il governo Prodi si è insediato e di risoluzione del conflitto di interessi passati presenti e futuri per ora non se ne parla. Vi sottopongo l'ultimo contributo in ordine di tempo di Marco Travaglio sull'argomento:
CONFLITTO DI INTERESSI, NON PRENDIAMOCI IN GIRO
di Marco Travaglio (dal sito marcotravaglio.it)
Dal chiacchiericcio politico-giornalistico di questi ultimi giorni, mi son fatto l'idea che il governo e la maggioranza non abbiano alcuna intenzione di risolvere davvero, alla radice, il conflitto d'interessi. E che dunque farebbero molto meglio a lasciar perdere, in attesa che dopo di loro (se non torna Berlusconi, ipotesi terrificante alla quale lavorano alacremente) si presenti qualcuno di più serio e coraggioso, o semplicemente qualche liberale vero.
Io la vedo così. Penso che, per recidere il nodo alla radice, non si possa prescindere da alcuni punti irrinunciabili.
1. Chiunque possieda quote azionarie di società editoriali, radiofoniche, televisive o comunque nel campo della comunicazione è obbligato a cederle a terzi (in nessun modo a lui riferibili o collegati), pena la ineleggibilità al Parlamento nazionale e negli enti locali. Il senatore Passigli mi ha dato dell'ignorante, sostenendo che non conosco i più recenti orientamenti della Corte costituzionale, che avrebbe addirittura bocciato come illegittimo il concetto di ineleggibilità. Evidentemente la cosa è sfuggita anche agli stessi membri della Corte costituzionale, visto che ho parlato l'altroieri con uno di essi e mi ha detto che non gli risulta. In ogni caso, Passigli dice che sarebbe meglio la incandidabilità: figurarsi se non sono d'accordo. Rendendo incandidabile chi è in conflitto d'interessi, non si pone nemmeno il problema di dichiararlo ineleggebile una volta eletto. Magari accadesse davvero. Ma sono pronto a giocarmi parecchio che la incandidabilità non sarà prevista dalla legge-pateracchio che lorsignori stanno per varare.
2. Chi possiede o controlla società televisive o radiofoniche o telefoniche usufruisce comunque, in concessione, delle frequenze dello Stato, il che lo rende già oggi ineleggibile in base all'articolo 10 della legge 361 del 1957 (la stessa per cui chi ha la concessione per incollare i manifesti dei bandi comunali non può diventare consigliere né assessore comunale né sindaco; la stessa in base alla quale, senza obiezioni della Consulta, l'ex sindaco di Rimini è stato dichiarato decaduto perchè primario dell'ospedale comunale e un consigliere circoscrizionale di Milano è stato destituito perchè era anche portinaio di un palazzo comunale). Se il concessionario pubblico siede in Parlamento, o al governo, deciderà e voterà lui stesso sulla concessione delle sue proprie frequenze o sul loro rinnovo.
3. Non può più essere il Parlamento (giunta per le elezioni) a decidere sulle cause di ineleggibilità: altrimenti si crea il fatto compiuto (il soggetto ineleggibile si candida e si fa eleggere ugualmente, poi si mette a strillare che i cittadini l’hanno votato ugualmente, e dunque la volontà popolare prevale sulla legge: esattamente quel che è accaduto con Berlusconi nel ’94, nel ’96 e nel 2001, quando maggioranze di destra, di sinistra e di destra hanno dichiarato Berlusconi eleggibile e Confalonieri, che tanto non era nemmeno candidato, ineleggibile al posto suo: come se le concessioni delle tre reti Mediaset facessero capo al manager e non al proprietario). A decidere sull’eventuale ineleggibilità degli eletti dev’essere un organismo terzo, come la Corte costituzionale o un’Authority composta da persone prive di tessera e immuni da qualunque appartenenza politica nel loro curriculum e magari nominata dal capo dello Stato o dalla stessa Consulta. Per evitare la “giustizia domestica”.
4. Il blind trust, come alternativa alla cessione delle tv, è una truffa: infatti, quando nel '94 Berlusconi lo propose per la prima volta, la sinistra gridò giustamente al "blind truff". Devolvere i pacchetti azionari a un'amministrazione "cieca", o congelare i diritti di assemblea dell'azionista, serve a evitare che costui legiferi in proprio favore o approfitti di informazioni privilegiate per fare insider trading e arricchirsi indebitamente a scapito della concorrenza. Ma qui il problema non è (solo) che Berlusconi guadagna facendo politica. E' che usa le sue tv per manipolare l'opinione pubblica e dunque l'elettorato, truccando le regole della democrazia. Anche se il fondo è cieco, i suoi giornalisti ci vedono benissimo, perchè il padrone, lui, continua a vedersi benissimo. E questo accade sia quando governa, sia quando sta all'opposizione. L'Unione invece, con una deliziosa trovata, contempla solo il conflitto d'interesse di chi va al governo. Il che significa che, finchè Berlusconi sta all'opposizione, non ha alcun obbligo: tutto resta come prima, lui si tiene le sue tv e le usa per demolire il governo avversario e per prendere il suo posto. Non è meraviglioso?
5. L’obiezione a chi propone, per sciogliere il nodo Berlusconi, l’ineleggibilità è nota: l’ineleggibilità vale solo per le prossime elezioni, poniamo, del 2012. Ma nel 2012 Berlusconi potrebbe candidarsi senza cedere le sue tv, farsi eleggere, diventare presidente del Consiglio (carica che non richiede la qualifica di parlamentare), abrogare subito per decreto la legge sull’ineleggibilità prima che il suo caso venga discusso dalla giunta o dall’apposita Authority e restare in Parlamento per cinque anni tenendosi le sue televisioni. Vero. Ma intanto occorrerebbe la complicità del capo dello Stato che lo nomina e dell’Authority che traccheggia per dargli tempo di abrogare la legge sgradita. E poi questa prospettiva cadrebbe con l'incandidabilità. In ogni caso, l'eventualità rende ancor più urgente accompagnare la legge sul conflitto d’interessi con una seria legge antitrust sulle televisioni: non solo sui tetti pubblicitari e sulla disponibilità di frequenze per ogni soggetto, ma anche sul numero di reti sull’analogico terrestre. Il tetto fissato dalla Consulta nelle sentenze del ’94 e del 2002 è di due reti: il che impone a Mediaset di cederne una (si è sempre parlato di Rete4). Ma è una soglia decisamente eccessiva rispetto agli standard degli altri paesi europei, e agli stessi Usa, nessuno dei quali consente a un soggetto di controllare più di una rete tv (in Spagna il limite massimo è addirittura del 51%). Un’antitrust che non consenta a nessuno il controllo di più di una rete analogica terrestre, e dunque costringa Berlusconi a cederne due, neutralizzerebbe le conseguenze dell’eventuale colpo di mano del Cavaliere nel caso malaugurato di un suo ritorno al governo: potrebbe conservare il potere dichiarandosi eleggibile e non più in conflitto d’interesse, ma resterebbe con una sola tv in un panorama con la Rai, La7 e altri due canali (Rete4 e Italia1) in mano ad altri soggetti diversi (magari una rete Rai privatizzata). Insomma, in un sistema finalmente pluralista.
6. Vaneggiare di una legge "non punitiva" è una contraddizione in termini: come ha notato Sabina Guzzanti, tutte le leggi prevedono sanzioni per chi le viola. Le leggi sulle tasse sono "punitive" per gli evasori fiscali. La patente a punti è "punitiva" per i pirati della strada. Farfugliare di una legge che non sia "contro Berlusconi" è una solenne fesseria: Berlusconi è il titolare del più macroscopico conflitto d'interessi della storia dell'Occidente, che ancora l'altro giorno Al Gore, noto girotondino americano, definiva "un pericolo per la democrazia italiana". Se la nuova legge non obbliga Berlusconi a vendere tv e giornali per rimanere in politica, tanto vale non farla e tenerci la Frattini. L'attuale situazione, poi, è "punitiva" per un imprenditore che aveva creduto nel libero mercato e nello Stato italiano. Si chiama Francesco Di Stefano, nel 1999 ha vinto con Europa7 la gara per la concessione a trasmettere su scala nazionale, ma non ha le frequenze che sono abusivamente occupate da sette anni da Rete 4, che la gara per la concessione l'ha persa. Perchè mai punire chi ha rispettatoi le regole per non punire chi le ha sempre violate, o comprate, o riscritte su misura per sè?
7. Per smorzare sul nascere le polemiche sull’Unione che “espropria” Berlusconi di Mediaset e occupa la Rai, sarebbe ottima cosa metter mano alla riforma della Rai sulla falsariga del progetto De Zulueta-Sabina Guzzanti & C. (legge iniziativa popolare, oltre 50 mila firme appena raccolte), per togliere il potere di nomina del Cda al Tesoro (cioè al governo) e alla Vigilanza (cioè ai partiti) e per affidarlo a un organismo terzo, un’Autorità delle comunicazioni a sua volta non scelta dai partiti, ma dai lavoratori della Rai e dalle categorie intellettuali e produttive del Paese. Così nessuno potrà dire che il centrosinistra ha lottizzato la Rai e il sistema televisivo farebbe un passo decisivo verso l’indipendenza dalla politica e potrebbe financo dare qualche notizia vera, piantandola con la menzogna e con la propaganda.
COLPI DI TESTA
Continua a sinistra la mania di scimmiottare Berlusconi: dopo il governo che non mette mano alle leggi scandalo del centrodestra ecco il "biondo" Michele Santoro sicuramente ispirato da Miti Simonetto la responsabile del look del banana. A quando Sandro Ruotolo coi baffi rossi?

No, Santoro biondo no!
di Giorgio Boratto (da boratto.blogspot.com)
No, per carità, Santoro non diventare biondo. Ma è possibile che l’immagine (e quale immagine), l’apparire piacenti, belli (si fa per dire) diventi una imposizione da far diventare ridicolo chi fa televisione? In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori: abbiamo visto i colori inverosimili del toupè di Biscardi, le sfumature rosse, viola, grigie e dorate della criniera di Mirabella, i rossi-tiziano e i marroni-castagnaccio della ‘testa’ di Paolo Limiti; i biondi rossicci della permanente di Renzo Arbore…ma ora vedendo la capigliatura, naturalmente grigia, di Michele Santoro diventare biondo-cherubino, c’è da rimanere allibiti.
Non bastavano le false bionde? C’era bisogno anche dei falsi biondi?
Aggiungendo poi che, rientrando a fare le trasmissioni per la RAI, Santoro vuole invitare Berlusconi il trash diventa improponibile. Ma come, al finto aggiungiamo il finto? Ma come, Santoro, senza Berlusconi non è più capace a fare televisione?
Per favore, non vorrei vedere rientrare Enzo Biagi, con i riccioli ed in salopette, intervistare Pippo Baudo con le finte basette bianche, oppure Luttazzi condurre l’Isola dei Famosi…per favore. Per favore: ridateci quelli senza capelli; ridateci Telly Savalas e Yul Brynner.
PROVOCAZIONE O REALTA'?
Il compagno di merende Votantonio sostiene che nei primi cento giorni il governo Prodi in materia di
Ritiro/invio truppe in guerra
Innalzamento età pensionabile
Finanziaria con taglio stato sociale
Indulto salvapreviti
Legge conflitto interesse
Abrogazione leggi ad personam
Riforme giustizia/scuola
abbia fatto poco o nulla rispetto al governo precedente. Provocazione o realta'?

(grazie a Votantonio)
COMING SOON - APPUNTAMENTO AL CINEMA
Festival del cinema di Venezia: la scusa che hanno i turisti per rinchiudersi in una sala e non farsi più cagare in testa dai piccioni.
Venezia 2006: anche quest’anno numerosi i capolavori proiettati in laguna.I film erano talmente belli da vedere, che i giurati si sono complimentati col sindaco per l’inquinamento.
Numerose le voci per una eventuale concorrenza con Roma. Ma il Ministro della cultura Rutelli ha assicurato: ‘Il governo appoggerà sia il Festival in laguna sia quel cinema porno vicino Testaccio’.
Successo per i film proiettati. Il regista di “Uomini incapaci di tagliarsi le unghie da soli” ha venduto il suo film in tutto il mondo. O meglio: ha venduto copie pirata del film ad ambulanti di tutte le nazionalità
Il vincitore quest’anno è stato il film drammatico: “La finanziaria” di Tommaso Padoa Schioppa: un film dal forte tema sociale che invita lo spettatore a riflettere sulla povertà. Usciti dalla sala, infatti, la reazione più comune è stata: ‘Dov’è finito il mio portafogli?’.
Film kolossal il cui budget è stato abbassato da 35 a 30 miliardi. Il regista, infatti, è riuscito a risparmiare sulle comparse utilizzando i Ministri dell’attuale governo. Le comparse precedentemente assunte, infatti, non solo chiedevano troppo ma avevano anche troppo carisma per la loro parte.
Meravigliose del film ‘La finanziaria’ sono le scene ambientate nelle scuole pubbliche e negli ospedali pubblici. Lodevole la meticolosità con cui sono stati ricostruiti questi luoghi sul set. Lo si nota specie quando agli attori, ogni tanto, crolla addosso la scenografia.
Nel film anche molti attori pensionati, presi dalla strada. Sono quelli che ogni tanto interrompono il film, chiedendo l’elemosina al protagonista.
Altro film che ha vinto il premio della critica è stato ‘L’Indulto’ di Clemente Mastella: un film che tratta dello scandalo Parmalat e del mistero della fede. Il mistero? I responsabili dello scandalo escono di galera, in ossequio alla memoria di Wojtila.
Una tesi che trova d’accordo molti vaticanisti, secondo i quali il Papa, era grato alla Parmalat. Dopo l’attentato, infatti, girava sempre con addosso un giubbotto di merendine Mister Day.
Successo anche per il cartone animato: ‘Fievel sbarca in Libano’ di Romano Prodi. Nel film un topo somigliante a Parisi, va in Libano a garantire la pace tra cani e gatti. Lieto fine: il topo viene sbranato ma secondo i termini di una risoluzione dell’Onu.
Applausi a scena aperta anche per ‘Il partito democratico’. Film di fantascienza nel quale tutta la sinistra italiana confluisce in un unico partito, pensandola su tutti i temi allo stesso modo. Il film è ispirato a un fatto vero: giorni fa Prodi e un Ministro di Rifondazione hanno rilasciato dichiarazioni simili. Ma purtroppo poi il singhiozzo è smesso a tutti e due.
Gran premio della giuria anche a ‘Canta che ti passa’ di Silvio Berlusconi. Meravigliosa la colonna sonora scritta dallo stesso Berlusconi. Anche se la Corte di Cassazione l’ha dichiarata incostituzionale.
Nel film un settantenne continua a comporre canzoni in napoletano e a farsi gli affari suoi, nonostante non sia più Presidente del Consiglio da un pezzo.
Tra le dive presenti Scarlett Johanson che ha detto: ‘Il mio modello è Livia Turco. E’ per questo che ho messo il ticket sulle mie tette’.
DA GIUDA.IT
CHE FINE HA FATTO LA SATIRA?
PEREPÈ PEREPÈ PEREPÈ
di Marco Travaglio per l’Unità
Ogni tanto salta su qualcuno e domanda con la faccia furbetta: «Che fine ha fatto la satira? Perché non se la prende con la sinistra al governo come faceva con Berlusconi?». La domanda è interessante, tant’è che l’ha posta anche un giornalista intelligente come Massimo Gramellini. Ma poi si è risposto che la satira è di sinistra e dunque non può, ontologicamente, prendersela con la sinistra. Forse la faccenda è un po’ più complicata.
Chi ha buona memoria sa bene che i nostri migliori satiri, da Grillo a Luttazzi, dai Guzzanti a Hendel a Paolo Rossi, han sempre scorticato tanto la destra quanto la sinistra. Poi un giorno Craxi decretò che Grillo non doveva più andare in onda. Berlusconi proseguì l’opera con Luttazzi. Sabina fu cancellata da Rai3, la rete «de sinistra». Rossi ed Hendel rispettivamente da Rai1 e da Rai2. Grillo nei suoi spettacoli e nel suo blog, gli altri nei loro show e film, han continuato a far satira contro tutti. Perché allora non vanno in tv a sbeffeggiare Prodi, Fassino, Rutelli, D’Alema, Mastella & C.?
Non sarà, per caso, che non esistono più programmi di satira? Certo, potrebbero affacciarsi al balcone di casa e sparare due battute per chi passa di sotto. Potrebbero suonare il campanello di viale Mazzini e chiedere se possono salire per un paio di minuti, al posto del segnale orario o delle previsioni del tempo. Ma forse, se i «nuovi» vertici Rai, così orgogliosi della loro indipendenza dalla politica, infilassero nei palinsesti qualche minuto di satira, sarebbe tutto più facile. Al momento, non paiono interessati al tema. Hanno altro da fare.
E dire che ce ne sarebbe bisogno di satira, per abbassar la cresta ai nuovi padroni del vapore (e anche ai vecchi, che seguitano a comandare a mezzadria coi nuovi). E soprattutto per dare una calmata ai nuovi trombettieri del potere, che poi sono quelli vecchi, ridipinti di fresco. Il Tg1 di Clemente J., per dire, è sempre il Tg1 di Clemente J. Solo che prima dedicava il 60-70 per cento del tempo al centrodestra. Ora come segnala Gian Antonio Stella su Magazine 72,18% al centrosinistra e 27,18% al centrodestra. Per far le pulci alla nuova maggioranza? Nemmeno per sogno. Per suonare trombette e tromboni. Come tutto il resto della Rai.
L’Italia grande potenza mondiale, torna a risplendere il sole sui colli fatali di Roma, perepè perepè perepè. Bacini e bacetti di Max e Condoleeza, perepè perepè perepè. Lo sbarco in Normandia, anzi in Libano, con inviati embedded e fuciletti a tappo, perepè perepè perepè. La piccola Atene mastelliana di Telese Terme, con salcicce e Bobby Solo, perepè perepè perepè. Il nuovo libro di Walter, perepè perepè perepè. Rutelli rivoluziona le ferie, perepè perepè perepè. Le grandi liberalizzazioni, il grande partito democratico, il grande indulto, la grande finanziaria, perepè perepè perepè.
Poi, si capisce, ci vuole una trombetta di riguardo anche per il centrodestra, che continua ad avere la maggioranza nel Cda Rai e bisogna tenerselo buono. Le allegre vacanze smeraldine di Bellachioma, perepè perepè perepè. Il grande Meeting della grande amicizia nella grande Rimini, perepè perepè perepè. Ida Di Benedetto in Urbani e Anselma Dall’Olio in Ferrara da Marzullo per il festival di Venezia, perepè perepè perepè. Ecco, un po’ di sana satira per dare una calmata ai bollenti spiriti e alle lingue turgide, una spruzzata di vetriolo nei turiboli dell’incenso non guasterebbe affatto.
Ma ce la possiamo ancora permettere, la satira? O lo stagno di acque chete e anime morte creato dai diktat bulgari e postbulgari sta bene a tutti? Non è che il lavoro sporco del Cavaliere, come le leggi vergogna, fa comodo pure ai successori? In fondo perché cercarsi altre grane con questi satiri che nessuno controlla, dan fastidio a tutti e, direbbe la Lucia, «sbavendano i gedi meti»? Meglio i Fiorelli e i Panarielli che rendono simpatici i personaggi che imitano, non disturbano, non sporcano e dove li metti stanno.
Cattivi pensieri che, fortunatamente, il presidente Rai Petruccioli ha spazzato via con una memorabile intervista al Corriere: «Il nostro metodo è individuare scelte solo in base a valutazioni professionali». Siamo in una botte di ferro. I nuovi direttori di tg saranno scelti fra i migliori su piazza: Biagi, Bocca, De Bortoli, Feltri, Lerner, Mauro, Mieli, Scalfari. Rai1 andrà senz’altro a Freccero: professionalmente, sulla tv, non c’è chi lo valga. Quanto alla satira, tornano di sicuro Grillo, Luttazzi, i Guzzanti, Rossi, Hendel: i migliori.
Stranamente, fra i nomi che circolano, questi non compaiono. Ma è quel diavolo d’un Petruccioli che fa pretattica.