ASPETTIAMO IL 2011
E' vero, questo governo è nato male, non sufficientemente autonomo e litigioso al 130 per cento ma ha il diritto di avere il tempo di mettere in pratica (se ci riesce) il voluminoso programma. Per questo mi trovo pienamente in sintonia con Barbara Spinelli che difende Prodi e il suo esecutivo invocando per loro il diritto di continuare a lavorare fino alla scadenza naturale della legislatura. A quell'epoca si tireranno le somme e se il conto non tornerà sapremo come regolarci. Così avviene in ogni democrazia.
MA IL GOVERNO NON VA DELEGITTIMATO
di Barbara Spinelli (da La Stampa del 30.10.2007)
Caro direttore,
ti scrivo perché la linea editoriale che esprimi non mi trova del tutto consenziente. Non è questione di convinzioni diverse, né di diversa collocazione politica.
Che in un giornale libero si esprimano opinioni anche contrastanti mi pare non solo normale, ma arricchente. Quel che sento davanti al tuo articolo, e a tanti che somigliano al tuo nei giornali indipendenti, non è dissenso, ma un disagio molto profondo. Ho l’impressione di assistere a una sorta di disfacimento della democrazia rappresentativa, e di perdita di senso del voto espresso alle urne dagli elettori. Dalla primavera dell’anno scorso l’Italia ha un governo, scelto dagli italiani per la durata di cinque anni, che è stato messo in questione quasi fin dal primo giorno: non dagli elettori tuttavia, ma da un capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, che il giudizio delle urne non l’ha mai accettato e che ogni sera da diciotto mesi annuncia a televisioni e giornali la fine di Prodi: prima negando i risultati, poi denunciando brogli, poi intimidendo i senatori a vita, poi appellandosi al cattivo umore della gente, in dispregio costante dei dettami costituzionali. Una strategia di delegittimazione del tutto anomala, ma che molto rapidamente è stata banalizzata e fatta propria da tutti coloro che fanno opinione, essenzialmente giornali e televisioni pubbliche oltre che private.
Adesso questo governo ha circa un anno e mezzo ed è giudicato spacciato, finito, senza che io come elettore abbia in alcun modo concorso a questo sviluppo. In un certo senso mi sento defraudata del mio voto: organismi intermedi si sono insediati tra l’elettore e la rappresentanza da esso scelta, e sono questi organismi che hanno deciso e decidono tutto: i giornali appunto e questa o quella corporazione sindacale, questa o quella lobby, questo o quel personaggio della maggioranza, ansioso di cambiar casacca per ottenere posti che non ha avuto nel presente governo. Sono questi organi intermedi che stanno decretando che questo governo è caduto (che è «una carcassa che si trascina», scrivi con linguaggio che, ti confesso, mi ha scosso per la violenza che contiene). Sono questi organi che per la seconda volta nella storia recente - e in modo ancor più inquietante che nel 1998 - accettano che il crimine contro il ministero Prodi venga compiuto. E lo decretano prima che il tempo costituzionalmente assegnato al governo sia concluso. Prima che gli italiani siano chiamati a votare, allo scadere normale della legislatura. Non sono defraudata solo del voto. Mi vien tolta anche la sacralità del tempo conferito col mandato, così preziosa nelle democrazie: la certezza che il tempo che ho dato al governo eleggendolo non sarà interrotto da forze interessate e sondaggi senza rapporto con le urne.
Tu scrivi che il centro-sinistra deve andare a casa perché mai c’è stato in Italia governo impopolare come questo. Anche qui provo vero disagio, non fosse altro perché non manca giorno in cui i riformisti chiedono ai governanti di «rischiare l’impopolarità». I governi non vanno a casa perché a un certo punto (dopo una settimana o un mese o un anno) si constata che non si vendono troppo bene: nella democrazia rappresentativa un governo non è un sapone, né un’automobile, e neppure un giornale che conquista o non conquista lettori. È qualcosa di radicalmente diverso, costruitosi lungo i secoli, reso sempre più complesso da una storia lunga. Il disagio cresce se penso ai Paesi europei che mi è capitato di conoscere negli ultimi decenni: tutti hanno prima o poi traversato periodi anche assai lunghi di impopolarità (è stato così per i governi Schmidt, Kohl, Schröder; per i primi ministri e Presidenti francesi; per i premier inglesi a cominciare dal governo Thatcher) e mai ho visto all’opera il tumulto che esiste da noi: il gusto apocalittico che si espande, l’inestinguibile sete di andare alle urne prima del tempo, trascinati da sondaggi e da opinioni che prevalgono nei salotti. Mai ho visto un così vasto schieramento di forze distruttive, che quasi hanno timore di costruire e pazientare. Forze che prese una per una sembrano aver dimenticato il proprio mestiere, oltrepassandolo sempre. Che confondono, in maniera inaudita, il criticare anche severo con l’esigere, perentorio, che il governo cada al più presto. Neppure George W. Bush, eletto grazie a una decisione indecorosa della Corte Suprema che ha escluso il vero vincitore delle presidenziali, nel 2000, ha avuto davanti a sé una sì intensa volontà demolitrice. Mai ho visto tanta gente uniformemente invocare la fine d’una legislatura, e volontariamente servire il disegno di chi parla di democrazia ma non ne rispetta la regolamentazione. Tra la strategia di riconquista apprestata da Berlusconi fin dal 10 aprile 2006 e quel che mi dicono oggi giornali e tv non riesco, per quanto ci provi, a scorgere più differenza alcuna.
Il fatto è che queste forze distruttive si comportano come se non sapessero la storia che stanno facendo, e cosa precisamente vanno disfacendo. Hanno anzi l’impressione di essere indipendenti, libere come non lo sono state in passato.
Non mi paiono libere. Tranne alcune eccezioni, ancor più luminose perché rare e solitarie, quasi tutti son sedotti da questo desiderio di dissoluzione, che allarga i cuori e trasforma ogni commentatore critico in governatore dell’universo, oltre che dell’Italia. Commentatori che constatano un disastro che essi stessi, giorno dopo giorno, hanno contribuito a creare. Non è l’idea che mi faccio né della democrazia, né della vocazione di testimone e pensatore affidata alla figura del giornalista.
Un caro saluto.
ATTENTI A QUEI DUE
Mi sono trattenuto dal commentare, in questi ultimi tempi, le disavventure del governo Prodi, le continue baruffe fra ministri, le indagini, i voti che mancano al Senato, la voglia di sfasciare tutto e riportare il Berlusca al governo specialmente da parte di due ministri troppo furbini invece di lavorare per il bene comune dell'Italia. Qui ognuno pensa al suo stramaledetto orticello anzi cespuglio. Sono molto schifato dal comportamento di questa maggioranza incapace di fare quel che la metà piu' uno degli italiani le hanno chiesto di fare per cinque anni. Mala tempora currunt.

(da Il Mattino)
E IL FIGLIOLO COME VA?
A distanza di sette anni dalla pubblicazione sul sito di Gattomammone ricevo una mail di Giovanna Forteleoni da Roma che mi ringrazia per aver ripubblicato all'epoca "A che gioco giocavano". Da una battuta si invento' uno sfiziosissimo passatempo: quello di immaginare a che gioco potevano giocare alcuni personaggi famosi di ieri e di oggi.
Come seguito di quel gioco, in primis pubblicato da Stefano Bartezzaghi su Lessico e Nuvole, eccovi questo che Giovanna mi propone per tutti voi visitatori, aperto come l'altro a implementazioni e aggiornamenti:
Ispirato dal Secondo diario minimo di Umberto Eco abbiamo posto ad alcune persone la domanda: "E il figliolo, come va?"
Il padre di Icaro: "Mi capisce al volo".
La madre di Edipo: "E' così affettuoso..."
Il padre di Edipo: "Mi farà morire..."
Il padre di Giuseppe Garibaldi: "Obbedisce".
La madre dei Gracchi: "Sono due gioielli".
Il padre di Frankenstein: "E' un mostro".
Il padre di Muzio Scevola: "Non mi dà mai una mano".
Il padre di Cirio: "Non si concentra".
Il padre di Enzo Maiorca: "Vuole sempre andare a fondo nelle cose".
Il padre di Vittorio Alfieri: "Bisognerebbe legarlo alla sedia per farlo studiare".
Il padre di Antonio Meucci: "Non riusciamo a comunicare".
Il padre di Marco Polo: "E' sempre in giro".
La madre di Rossella O'Hara: "Rimanda tutto a domani".
Il padre di Silvio Pellico: "Se ne sta sempre chiuso in camera sua".
Il padre di Attila: "Io ho l'hobby del giardinaggio, ma lui non è proprio portato..."
Il padre di Quasimodo: "Mi porterà fortuna".
Il padre di Dante: "Se lo contraddicono, fa subito una commedia".
La madre di Geremia: "Si lamenta sempre".
La madre di Caino: "Non ha ancora accettato suo fratello, ma lo farà...".
La madre di Dracula: "E' pallido, starà mettendo i denti..."
La madre di Ponzio Pilato: "E' tanto pulito...".
Il padre di Pinocchio: "E' di legno".
La madre di Marianna: "E' una perla".
Il padre di Mida: "Ha le mani d'oro".
La madre di Zorro: "Non ne vuole sapere di imparare tutto l'alfabeto".
La madre di Pantagruel: "E' un ragazzo d'appetito".
Il padre di Enrico Toti: "E' un ragazzo in gamba".
Il padre di Cartesio: "Se ne sta tutto il giorno a pensare".
La madre di Giuseppe Mercalli: "E' un terremoto".
La madre di Ercole: "Dopo tante fatiche si è fidanzato ed ora non sta più nella pelle".
Il padre di Gesù: "Ha le mani bucate".
La madre di Aletto: "E' una furia".
Il padre di Amleto: "Non prende mai una decisione".
La madre di Argo: "Con lui bisognerebbe avere cento occhi".
Il padre di Giuda: "Per farmi dare un bacio devo sempre dargli qualche denaro".
Il padre di Sisifo: "Si applica tanto, ma non conclude nulla".
Il padre di Jeckyll: "A volte non lo riconosco più, mi sembra un altro".
Il padre di Eco: "Ti fa sempre ripetere le stesse cose".
Il padre di Nonino: "Mi sa che cerca botte".
La madre di Picasso: "Me ne fa di tutti i colori".
La madre di Ulisse: "Trova mille scuse per non tornare a casa".
Il padre di Pietro Micca: "Esplode per un nonnulla".
Il padre di Ponti: "Prende sempre d'aceto".
La madre di Giovanna d'Arco: "Ha il fuoco nelle vene".
La madre di Gulliver: "E' così diverso dagli altri, non riesce a legare...".
Il padre di Prometeo: "Ha molto fegato".
La madre di Romolo e Remo: "Hanno una fame da lupi e stanno sempre a litigare".
Il padre di Robinson Crusoe: "Gli manca qualche venerdì".
La madre di Atlante: "Ha sempre mal di testa".
Il padre di Paganini. "Non mi ripete mai quello che studia".
La madre di Medea: "Non mi fa più vedere i miei nipotini".
La madre di Maria Stuarda: "Perde facilmente la testa".
La madre di Narciso: "Sta tutto il giorno davanti allo specchio".
Il padre di Carlo V: "E' fissato con l'abbronzatura".
Il padre di Carapelli: "Tra noi tutto fila liscio"
La madre di Sansone: "Perde i capelli, è debole".
Il padre di Louis Pasteur: "E' l'unico che riesce a farmi passare la rabbia".
Nei commenti lo spazio a vostra disposizione.
MERCOLEDI' SIAMO QUI
Gattomammone, Zeuslove1 e altri bloggers della zona si danno appuntamento alla mitica casa del popolo di Galciana (PO) (quella della tombola) per una surreale serata nel nome di Berlinguer ti voglio bene.

Il resoconto di questa serata lo trovate qui
CHE FINE HANNO FATTO?
I monaci buddisti e tutta la popolazione birmana?

(da Toscana Oggi del 14.10.2007)
COGLIONE FINO IN FONDO
Lo so, non c'è bisogno che me lo diciate anche voi, ma quando c'è da votare io non so resistere. Anche se la votazione è un po' una farsa. Infatti io li ho votati tutti. Veltroni sulla scheda nazionale e la Bindi su quella regionale. Così se fanno pareggio ci sarà da ridere...
